QUALI SONO LE DOMANDE PIU’ FREQUENTI SULLA SEPARAZIONE, CHE PONE UNA COPPIA - CONIUGATA O DI FATTO - CON FIGLI? dott.ssa Luisa Trivella

1) Quanti tipi di separazione esistono?

La separazione personale dei coniugi può essere consensuale o giudiziale.

E’ consensuale quando le parti trovano un accordo sulle condizioni della loro separazione - assegnazione della casa familiare, affidamento e mantenimento dei figli, mantenimento del coniuge economicamente più debole - prima che il ricorso per separazione venga depositato in Tribunale. 

In questo caso il Giudice, nel corso dell’udienza di comparizione personale delle parti, si limiterà a verificare che l’accordo raggiunto dai coniugi tenga effettivamente conto degli interessi dei figli. La separazione, quindi, verrà poi omologata con decreto.

E’ giudiziale, invece, quando i coniugi non riescono a raggiungere alcun accordo.
In tale ipotesi, il Giudice, nel corso della prima udienza fissata per la comparizione personale delle parti, darà con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti che ritiene opportuni nell’interesse della prole e dei coniugi (assegnazione della casa familiare, affidamento e mantenimento dei figli, mantenimento del coniuge economicamente più debole).

Una separazione instaurata come giudiziale può essere trasformata in separazione consensuale se nel frattempo le parti sono riuscite a trovare un accordo sulle condizioni di separazione.

L’istituto giuridico della separazione si applica alle coppie coniugate e non a quelle di fatto.

2) Che cos’è la pronuncia di addebito? Che effetti determina?

Nella separazione di tipo giudiziale, un coniuge può chiedere al Giudice di accertare che la causa della separazione è attribuibile alla reiterata violazione dei doveri coniugali – fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia e coabitazione – da parte dell’altro (pronuncia di addebito).
Se la domanda di addebito viene accolta, il coniuge contro il quale la stessa è pronunciata non ha diritto al contributo al mantenimento per se stesso e perde i diritti successori.
La domanda di addebito può essere formulata anche reciprocamente da entrambi i coniugi, l’uno nei confronti dell’altro.

3) La violazione del dovere di fedeltà può essere causa di addebito?

L’infedeltà non è sufficiente per ottenere una pronuncia di addebito.
Affinchè ciò possa avvenire è necessario che essa sia stata causa della fine dell’unione tra i coniugi, vale a dire è necessario che, per tempi e modi, vi sia un rapporto di causalità diretto tra infedeltà e intollerabilità della convivenza.

4) Quali effetti determina la separazione in capo ai coniugi?

La separazione – consensuale o giudiziale che sia – non fa venire meno lo status di marito e/o moglie.
Determina certamente un affievolimento dei doveri coniugali, ad esempio di quello di coabitazione, ma non estingue il rapporto di coniugio, che cessa soltanto con il divorzio.
Durante il periodo di separazione, quindi, ciascun coniuge conserva i diritti successori, sempre che non via sia stata una pronuncia di addebito (cfr. domanda e risposta n. 2)
Pertanto in caso di decesso del coniuge separato, l’altro è chiamato all’eredità o ha comunque diritto alla quota di legittima.

5) In quali casi, in sede di separazione, un coniuge può avere diritto ad ottenere dall’altro l’assegno di mantenimento?

L’assegno di mantenimento per il coniuge ha come scopo quello di consentire alla parte economicamente più debole di mantenere, anche in fase di separazione, un tenore di vita il più possibile simile a quello goduto durante il matrimonio.
Presupposto necessario, pertanto, è che le condizioni economico-patrimoniali delle due parti siano significativamente diverse tra loro e, in particolare, che la condizione economico patrimoniale della parte economicamente più forte sia stata tale da aver inciso su quella della parte economicamente più debole, migliorandola.
Redditi differenti per appena qualche centinaio di Euro, quindi, potrebbero non giustificare una richiesta di assegno di mantenimento a favore di un coniuge e a carico dell’altro.

6) Che cosa si intende per affido condiviso dei figli minori?

La Legge n. 54/2006 introduce l’istituto dell’affido condiviso e stabilisce un principio importante, che è quello della bigenitorialità.
Anche in caso di separazione personale o di fatto dei genitori “il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo parentale”.
Ciò significa, pertanto, che tutte le decisioni di maggior interesse relative alla vita dei figli minori (ad esempio quelle che attengono alla salute, alla scuola, alla religione, etc…) debbono essere prese assieme da entrambi i genitori.

7) Affido condiviso e affido alternato sono sinonimi?

No. L’affido condiviso, a differenza di quello alternato, non determina un’alternanza di collocamento del minore.
Quando, in fase di separazione, il minore viene affidato in modo condiviso ad entrambi i genitori, viene comunque collocato in modo prevalente presso l’abitazione di uno dei due genitori.
E’ fatto salvo, naturalmente, il diritto/dovere di visita del genitore non collocatario, che dovrà essere esercitato secondo le modalità concordate tra i genitori o stabilite dal giudice.

8) Che cosa si intende per mantenimento dei figli? Secondo quali criteri viene determinato il contributo per il loro mantenimento?

La Costituzione stabilisce che “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio” (art. 30).
Entrambi i genitori, pertanto, devono provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito.
Di regola, il genitore non collocatario versa all’altro, a titolo di contributo per il mantenimento del figlio/dei figli, un contributo che è quantificato tenendo conto di alcuni criteri di riferimento:
1) le attuali esigenze del figlio/dei figli;
2) il tenore di vita goduto dal figlio/dai figli durante la convivenza con ciascuno dei genitori;
3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore;
4) le risorse economiche di entrambi i genitori;
5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.
L’assegno è automaticamente adeguato agli indici Istat.

I genitori, inoltre, sono tenuti – di regola nella misura del 50% ciascuno – al pagamento delle spese straordinarie ossia di quelle scolastiche, sportive e ludico – ricreative, mediche non coperte dal servizio sanitario obbligatorio, previamente concordate e documentate, eccezion fatta per quelle urgenti.

9) Che cosa è possibile fare se il coniuge o il genitore non adempie all’obbligo di pagare l’assegno di mantenimento cui è tenuto?

Nei casi di inadempimento - ossia nei casi di mancato pagamento dell’assegno di mantenimento per il coniuge o per i figli - è possibile procedere sia in sede civile, ad esempio con l’iscrizione di ipoteca sui beni immobili del soggetto tenuto all’obbligo o con il pignoramento di una parte del suo stipendio – sia in sede penale.
L’art. 570 del codice penale, infatti, prevede e punisce il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare.

10) In base a quali criteri viene assegnata la casa familiare?

Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli.
Il Legislatore, infatti, ritiene che i figli, nella fase di disgregazione del nucleo familiare, abbiano diritto a mantenere il medesimo habitat.
Conseguentemente, la casa familiare viene assegnata al genitore con il quale i figli saranno collocati in via prevalente.

11) I provvedimenti pronunciati in fase di separazione possono essere modificati?

Sì, tutti i provvedimenti resi in sede di separazione possono sempre essere modificati se sopraggiungono fatti nuovi.
In presenza di fatti sopravvenuti, pertanto, anche i contributi per il mantenimento possono sempre essere rideterminati, tanto in aumento quanto in diminuzione.