Dal “quando separarsi” al “come separarsi” rispetto all’età dei figli

 

Molte volte mi capita di accogliere genitori che, rispetto alla decisione di “quando separarsi”, assumono come parametro temporale l’età dei figli, esprimendosi in termini simili a questi:

  • “E’ meglio separarsi quando i figli sono ancora piccoli…”;
  • “Non ci separiamo ora, lo faremo quando i figli crescono, così potranno capire meglio…”;
  • “Siamo separati di fatto, ma viviamo sotto lo stesso tetto e definiremo gli accordi di separazione quando i figli saranno diventati un po’ più grandi…”.

Al di là del fatto che ogni singola posizione può rispecchiare difficoltà individuali e/o di coppia rispetto alla consapevolezza ed elaborazione di una separazione, è bene tener presente che, ogni età del bambino presuppone aree di sviluppo cognitivo, emotivo e sociale specifiche e che il raggiungimento delle varie competenze può essere pregiudicato o reso più difficoltoso dalla separazione dei genitori, soprattutto se conflittuale, ambigua o strumentale.

Nella mia esperienza clinica, inoltre, ho potuto osservare, come gli adolescenti, già impegnati in compiti di sviluppo molto importanti ed impegnativi, spesso, in caso di separazione come descritta al punto 3, accusino poi i genitori di aver vissuto in un “inganno familiare”, in cui si sentono “traditi e presi in giro”, con conseguenti comportamenti di rabbia, ribellione, chiusura e mancanza di fiducia verso le relazioni.

In questa breve riflessione, è mia intenzione illustrare alcune indicazioni orientative rispetto ai compiti di sviluppo e alle possibili difficoltà che possono insorgere in caso di una separazione. Tali indicazioni sono da ritenere flessibili e adattabili, grazie anche a un’attenta lettura psicologica, alla personalità e alle peculiarità del singolo bambino, alla specifica situazione e al livello di conflittualità presente tra i genitori.

In particolar modo, per quanto riguarda la reazione dei figli alla separazione dei genitori ci sono molteplici fattori che possono interagire: l’età, il temperamento, il livello di maturità, la capacità di recuperare un proprio equilibrio dopo le avversità (resilienza), la qualità del rapporto che ciascun genitore intrattiene col figlio e con l’altro genitore e il sostegno che si riceve dagli altri membri della famiglia, dalla scuola o da altri contesti sociali.

 

Indici di osservazione dello sviluppo, in caso di separazione, nei bambini/ragazzi in diverse fasce d'età:

 

da 0 a 2 anni e ½ 

Alcuni aspetti principali dello sviluppo:

  • formazione dei legami di attaccamento con le figure primarie
  • sviluppo di un senso di fiducia nei confronti dell’ambiente
  • primi segni del senso di indipendenza, dovuti anche allo sviluppo del linguaggio e della locomozione
  • graduale aumento della capacità di sostituire le figure primarie con altre o con simboli

Possibili conseguenze di una separazione:

  • sentimento di perdita di contatto con una figura primaria
  • sentimento di perdita dell’ambiente familiare (ritmi, presenze, voci, routine)

Rischi:

  • aspetti depressivi
  • regressione (il bambino si comporta come se fosse più piccolo)
  • una lunga separazione da una figura di attaccamento primaria può creare problemi per future separazioni e altre relazioni affettive

 

da 2 ½ a 5 anni 

Alcuni aspetti principali dello sviluppo:

  • aumenta la consapevolezza della propria individualità
  • interiorizzazione delle figure primarie e capacità di pensare al genitore lontano (capacità di auto conforto)
  • maggiore espressione verbale di sentimenti e stati d’animo 
  • identificazione col genitore del proprio sesso

Possibili conseguenze di una separazione:

  • sentimento di autoaccusa e di sentirsi responsabile della separazione (pensiero magico, egocentrismo)
  • ansia relativa al soddisfacimento dei bisogni primari: alimentazione, cure fisiche, spostamenti…
  • fantasie di riunificazione
  • difficoltà transitorie nei trasferimenti da una abitazione all’altra

Rischi:

  • regressione: perdita di competenze già acquisite
  • perdita del genitore del sesso opposto come agente socializzante
  • perdita del genitore dello stesso sesso come modello di identificazione
  • sentimenti di abbandono che possono tramutarsi in tristezza, depressione, scarsa autostima e interferire con lo sviluppo

 

da  6  a  8  anni 

Alcuni aspetti principali dello sviluppo:

  • aumento delle relazioni con i coetanei e dei rapporti sociali
  • sviluppo del senso morale
  • maggior controllo delle emozioni e sviluppo dell’empatia
  • sviluppo dell’immagine di sé in rapporto a competenze e abilità

Possibili conseguenze di una separazione:

  • tristezza
  • espressione diretta del dolore e della collera
  • paure concernenti cibo, abitazione, aspetti economici
  • paura di perdere entrambi i genitori
  • autoaccusa: si considera la causa della separazione, cerca di riunire la famiglia

Rischi:

  • scarso rendimento scolastico (peggioramento)
  • possibili stati depressivi
  • preoccupazioni riguardanti il divorzio
  • verbalizzazione ansiosa
  • tentativi di riunire i genitori con acting-out (malesseri, scarso rendimento scolastico, mutismo, ecc.)

 

da  9  a  12 anni 

Alcuni aspetti principali dello sviluppo:

  • acquisizione crescente di competenze scolastiche, atletiche, artistiche, sociali
  • maggiore consapevolezza di sé
  • valutazione e confronto delle proprie forze e limiti in rapporto agli altri
  • collocazione sociale tra i pari in base all’immagine di sé

Possibili conseguenze di una separazione:

  • comprensione empatica di uno o entrambi i genitori con possibile alleanza/condanna di uno dei due (schierarsi)
  • chiede spiegazioni adeguate (livello adulto)
  • svalutazione di sè
  • emozioni di tristezza, rabbia, dolore, colpa
  • possibili sentimenti di vergogna a scuola e nella comunità

Rischi:

  • interferenze col rendimento scolastico
  • bugie e inganni superiori alla norma
  • alleanza con un genitore a scapito dell’altro
  • solitudine, depressione, scarsa autostima

 

da  13  a  18 anni

Alcuni aspetti principali dello sviluppo:

  • emancipazione psicologica: ulteriore strutturazione dell’identità
  • “lutto” per la perdita dell’infanzia
  • ambiguità tra i bisogni di dipendenza/indipendenza dalla famiglia
  • gestione degli impulsi sessuali
  • confronto con le regole della società

Possibili conseguenze di una separazione:

  • l’assenza di una famiglia unita con cui confrontarsi può portare a un’emancipazione precoce o incompleta (es. ricerca di un partner molto più grande da cui ricevere protezione)
  • sentimenti di imbarazzo nei confronti della propria famiglia
  • possibile svalutazione di uno o entrambi i genitori
  • irritazione o disgusto per la vita sessuale dei genitori
  • gli amici e gli impegni personali vengono collocati al primo posto a scapito della relazione con il genitore non convivente

Rischi:

  • possibili acting-out (droga, promiscuità sessuale, fughe, sette, gruppi estremisti, ecc.) alla ricerca di un senso di appartenenza
  • adolescenza ritardata: desiderio di restare bambino
  • problematiche sull’identità
  • dubbi sulle proprie capacità
  • investimenti eccessivi nelle relazioni o rotture improvvise di esse

 

Grazie ad un accompagnamento psicologico con un terapeuta, la conoscenza di queste indicazioni favorisce l’aumento della consapevolezza dei vissuti dei figli,  permette la lettura di alcuni comportamenti e facilita l’attuazione di accorgimenti e strategie efficaci e adeguate alla fascia d’età e ai relativi compiti di sviluppo.

Ritenendo ogni singola fase dello sviluppo preziosa, delicata e complessa, la domanda principale da porsi, a mio avviso, non dovrebbe essere pertanto: “C’è un’età migliore per il figlio per affrontare la separazione?”, ma sarebbe più opportuno chiedersi “Quali siano le modalità migliori per affrontare la separazione e, di conseguenza, tutelare il benessere dei figli”.

In questo modo, il focus passerebbe dal “quando separarsi” (che, comunque, ha una sua importanza in termini di “prendersi il tempo” necessario per pensare, decidere, valutare…), a quello del “come separarsi”, possibilmente instaurando un dialogo autentico e rispettoso.

 

dott.ssa Viviana Bassan